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dolore cronico e terapie farmacologiche

Pubblicato il 27 Gennaio 2017


Il dolore cronico

Il dolore viene definito una spiacevole esperienza sensoriale ed emotiva associata ad un danno reale o potenziale dei tessuti. Esso rappresenta l’insieme di ciò che sente e soffre il paziente e la sua percezione è il risultato di eventi complessi che comprendono aspetti cognitivi ed emozionali. E’ quindi un sintomo soggettivo che si concretizza in un’emozione; essa non può essere ignorata ed induce il soggetto che la prova ad evitare gli stimoli che ne sono responsabili.

In tal modo il dolore svolge un’azione protettiva: il malato evita gli stimoli nocivi (dolore UTILE). La valutazione clinica del dolore è indispensabile per una diagnosi precisa e per impostare una corretta terapia.

Viene definito:

  • acuto il dolore che ha una durata inferiore a tre mesi e che promuove risposte organiche finalizzate all’allontanamento o alla riduzione del dolore.
  • cronico ha una durata superiore a tre mesi ed ha lo scopo di combattere il processo patologico che lo ha determinato.

Il dolore si distingue in:

  • Somatico: coinvolge i nocicettori (recettori del dolore) cutanei ossei muscolari è un dolore localizzato.
  • Viscerale: coinvolge i nocicettori delle pareti viscerali (peritoneo, muscolatura liscia, pleura), è un dolore profondo e di difficile localizzazione. Si associa spesso a riflessi neurovegetativi quali: nausea, sudorazione, reazioni vasomotorie.
  • Neuropatico: dovuto a un danno o ad una disfunzione del sistema nervoso centrale o periferico. Il dolore è urente, con sensazione di scossa elettrica e spesso accompagnato da parestesie (intorpidimento).

Quando al dolore fisico si associano aspetti psichici come: ansia, rabbia, depressione, i medici parlano di dolore totale.

In un paziente cronico, la valutazione del dolore comprende:

  • l’anamnesi del soggetto;
  • l’esame fisico;
  • l’anamnesi del dolore ( localizzazione, qualità, intensità, frequenza, disturbi collegati);
  • l’esame neurologico e l’esame psicosociale;

Sulla base dei risultati, il medico instaura la terapia antalgica che generalmente viene poi adattata sulla base delle risposte che si ottengono nel tempo.

Un italiano su quattro soffre di dolore cronico con grave impatto sulla qualità della vita quotidiana, sia concretamente, negli aspetti pratici del vivere quotidiano, sia psicologicamente.

Le principali cause sono:

  • artrite ed osteoartrite;
  • ernia discale;
  • traumatismi;
  • lombosciatalgie;

seguite da:

  • cefalea;  
  • emicrania;
  • nevralgia del trigemino;
  • dolore provocato da infezioni (fuoco di S. Antonio);

dolore secondario a patologie croniche quali:

  • diabete;
  • osteoporosi;
  • sclerosi multipla ecc.

Ci sono numerosi farmaci utilizzati ed utilizzabili per curare il dolore, Ma è importante ricordare che il dolore cronico non va trattato come un sintomo ma come una malattia.

Questi soggetti devono rivolgersi al proprio medico o agli specialisti che hanno a disposizione farmaci e protocolli terapeutici idonei, grazie anche alla legge 38 del 2010 che facilita l’uso di farmaci oppiacei.

La scelta della terapia da parte del medico dipende dal tipo di dolore, dalla sua intensità e da come il paziente risponde al trattamento. Con la misurazione del dolore secondo una scala chiamata NRS, si determina;

  • il dolore lieve (intensità 2-4);
  • il dolore moderato (intensità 5-7);
  • il dolore grave (intensità 8-10).

Il primo gradino può essere trattato con analgesici orali e antinfiammatori non steroidei (FANS) per non più di dieci giorni in quanto tali farmaci hanno effetti collaterali a livello del fegato e dell’apparato gastrointestinale. Per il dolore moderato è previsto l’uso di oppiacei deboli come il tramadolo e la codeina (associata al paracetamolo) per l’ultimo gradino si utilizzano gli oppiacei forti come la morfina, il fentanyl e la buprenorfina. Spesso il dolore cronico può presentare una componente neuropatica; in questo caso all’analgesico si associa un antidepressivo triciclico o un anticonvulsivante. Se il dolore è accompagnato da edema, i FANS vengono sostituiti con i cortisonici.

Il dolore cronico è sempre presente nella vita di un malato; spesso viene percepito in eccesso e può manifestarsi con crisi dolorose molto forti tanto da sovrastare ogni possibile attività o organizzazione del pensiero.

Ci sono soggetti che riescono a sopportare il dolore utilizzando i meccanismi di difesa che meglio conoscono in attesa che qualcosa cambi; di conseguenza lo accettano e continuano la loro vita anche se limitata, altri la cui soglia del dolore è molto più bassa; in essi il dolore diventa insopportabile e tendono a vivere occupandosi solamente della loro dimensione interna. Si crea così una nuova realtà in cui la vita di relazione perde importanza e nel soggetto si manifestano cambiamenti significativi di personalità, stili di vita e capacità funzionali.

Nella mente di un soggetto che soffre di dolore cronico si può creare una situazione chiamata depersonalizzazione, in cui egli vive la propria condizione come distaccata dal corpo che diventa un ostacolo nella sua vita, in quanto dipendente da medici, infermieri e farmaci e si isola dalla famiglia e dagli affetti. In questi pazienti il processo assistenziale dovrebbe comprendere oltre alla terapia farmacologica anche un sostegno psicologico, per valutare lo stato d’animo del paziente, la sua storia personale e le problematiche emotive della malattia mettendo il malato al centro della cura.  


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