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la maturità

Pubblicato il 7 Dicembre 2016


La maturità

Nella vita degli esseri umani, circa un quarto degli anni è dedicato alla crescita, tre quarti ad invecchiare; è quindi abbastanza strano che gli studiosi concentrino la maggior parte del loro impegno all'età evolutiva e alla terza e quarta età, trascurando un po' gli adulti, i giovani adulti fra i 20 e i 40 anni e gli adulti dell'età di mezzo fra i 40 e i 60 anni. Le differenze fra le varie fasi dell'età adulta sono marcate e, da un punto di vista psicologico e dei comportamenti, possono essere riassunte nel diverso modo in cui viene percepita l'esistenza.

LA PERCEZIONE DELL'ESISTENZA NEI GIOVANI ADULTI

Il giovane adulto è tutto proiettato al futuro, l'adulto maturo focalizza la maggior parte dei propri interessi nel presente. Gli anni dei giovani adulti sono caratterizzati dalla maggiore agilità del corpo, forte e attraente: al massimo delle capacità fisiche. Ma già in questi anni di elevata condizione fisica cominciano, sia pur in modo impercettibile, a presentarsi i cambiamenti che si paleseranno pienamente fra i 40 e i 60 anni.

I cambiamenti impercettibili che si verificano nei giovani adulti (aumenta la proporzione del tessuto adiposo anche se il peso rimane lo stesso, l'altezza comincia a diminuire, aumenta la propensione alle malattie, non quelle acute, ma quelle che tenderanno alla cronicità) appunto perché poco avvertibili non motivano la prudenza verso fattori di rischio i cui effetti si faranno sentire nella maturità e oltre:

  • il fumo;
  • l'alcol;
  • la sedentarietà;
  • l'alimentazione irrazionale;
  • l'assenza di periodici controlli medici opportuni proprio in questi anni, soprattutto al fine di indurre a stili di vita sani e a misure mediche preventive, quando sia il caso.

Una maggiore attenzione alla propria salute viene invece riservata dagli adulti maturi, quelli che vivono fra i 40-60 (65) anni, la cosiddetta "età di mezzo" i cui confini non sono definibili con molta precisione.

GLI INCERTI CONFINI DELLA MATURITÀ

Il sentimento e la condizione oggettiva della terza età, successiva alla maturità, si è notevolmente spostato verso anni più avanzati. Tale spostamento fa sì che caratteristiche e comportamenti, un tempo considerati tipici della mezza età definita entro i 60 anni, vengano anch'essi spostati in avanti, rendendo sempre meno netto il confine verso la vecchiaia; così come il frequente ritardato accesso alla pienezza lavorativa dei giovani fa sì che i fondamentali traguardi della maturità possano venire conseguiti spesso dopo i 40 anni. Pertanto, si può dire che a quel complesso intreccio di mutamenti biologici, di situazioni socioculturali, di stati d'animo che caratterizzano la maturità, sono stati assegnati limiti cronologici alquanto arbitrari.

LA PERCEZIONE DELL'ESISTENZA NEGLI ADULTI MATURI

In tempi più stabili e più sicuri dal punto di vista socioeconomico degli attuali, gli anni della maturità venivano percepiti secondo un modello diverso e opposto all'odierno. Le persone di mezza età vivevano in una situazione (casa, lavoro ecc.) di consolidata consuetudine, tra marito e moglie, mentre i figli ormai sposati abitavano altrove; essi ne avvertivano la mancanza, ma nello stesso tempo sentivano profondamente il sollievo di non avere più sulle spalle la responsabilità del loro mantenimento. Nella misura in cui le entrate erano sufficienti a soddisfare i loro bisogni, essi tendevano a rinchiudersi nel loro mondo relativamente sicuro, assistendo alle vicende della vita senza parteciparvi che in misura assai limitata; il declino veniva accettato con serenità sufficiente a godere delle gioie che la loro attuale condizione consentiva.

All'estremo opposto, questo modello un po' idilliaco si scontra nell'attualità con rilevanti turbolenze a tutti i livelli: familiare, sociale, materiale, psicologico. Per considerame soltanto uno, il livello familiare, pur evitando pessimistiche generalizzazioni, non è oggi fra i più sereni e ordinati. Dagli anni precedenti possono pervenire alla famiglia delle persone mature eredità di difficile gestione: il fallimento del matrimonio, i figli che, nella difficoltà di trovare sistemazioni esterne, continuano a occupare la casa dei genitori con incertezze e inquietudini, l'intreccio fra i doveri verso la famiglia e i figli attuali e quelli nati da precedenti legami, a volte trascurati, le difficoltà economiche (occupazione minacciata da crisi recessive, mutui in imprevedibile crescita, diminuzione del potere d'acquisto), i vecchi genitori da assistere, la comparsa di disturbi persistenti e/o di vere e proprie malattie. Su tutto si fa strada la percezione che la gioventù è passata e che la vecchiaia non è poi così lontana come si pensava a 20-30 anni.

Tutto può apparire pervaso da un senso di stagnazione e di impoverimento dell'esistenza e dei rapporti umani, sia all'interno della famiglia sia nella vita sociale. Il passare degli anni fa emergere con crescente nitidezza la tendenza al ripiegamento, in cui si possono individuare fasi molto caratteristiche: la consapevolezza dell'inevitabilità del declino domina lo stato d'animo, mentre gli interessi subiscono un profondo riorientamento dall'esterno all'interno della propria vita; l'esistenza viene organizzata su basi sempre più restrittive; la sensazione dello sfuggire del tempo si accentua, vanificando un po' alla volta ogni sforzo residuo di attiva partecipazione alla socialità.

Un aspetto centrale della mezza età, che pervade tutti i particolari della vita, è costituito dalle responsabilità economiche e professionali. La struttura delle società avanzate non concede troppo al di fuori delle griglie produttive, entro le quali l'uomo consuma spesso la sua vita in una crescente mortificazione delle proprie potenzialità e aspirazioni spirituali e morali. Il senso della trappola si sviluppa con particolare vigore nella mezza età quando ogni aspirazione alternativa alle consuete attività si scontra con l'impossibilità economica di affrontare scelte diverse da quelle imposte dal bisogno. In questa età, vi è sempre un momento in cui un essere umano fa l'inventario della propria vita e si prospetta il futuro che, in generale, appare privo di alternative appunto a causa soprattutto delle limitazioni economiche che incombono sull'uomo e sulla donna nella età di mezzo.

In particolare la donna di 40-50 anni che, una volta fatti crescere i figli e aiutati a costruirsi una propria esistenza, qualora volesse uscire nel mondo e intraprendere una qualsiasi attività, si vedrà sbarrare la maggior parte delle possibilità d'impiego, rendere impossibile ogni opportunità di riqualificazione, impedire la partecipazione attiva alla vita sociale. Il patrimonio di esperienze, di sentimenti, di valori accumulati in anni e anni dedicati alla famiglia, alla cura e all'educazione dei figli non ha valore, anzi costituisce un elemento di discriminazione.

La donna, sposa e madre, che ha sempre lavorato, faticando sul doppio fronte della famiglia e del lavoro, ripete la condizione dell'uomo il quale, nella mezza età, deve difendere il suo posto di lavoro dall'incalzare della richiesta di una sempre maggiore efficienza, nella consapevolezza che perdere il lavoro dopo i 40 anni significa il più delle volte rischiare una lunga disoccupazione e un'incerta ricollocazione.

Il senso della penalizzazione e della rinuncia è aggravato dalle responsabilità che la persona di mezza età sente pesare sulle proprie spalle: verso i beni materiali che è riuscito ad acquistare nel corso della sua vita di lavoro egli sente l'obbligo della conservazione non solo per sé, ma anche per i figli. Egli si sente trasformato in un'entità erogatrice di mezzi, premuto dalle ininterrotte necessità della famiglia che non verranno mai meno perché il più delle volte nessuna previdenza lo potrà mai garantire totalmente dal bisogno.

Il momento in cui la persona di mezza età si rende conto che le previdenze pubbliche e private, che egli ha sottoscritto per garantirsi il futuro, non sono in grado di mantenere le sue aspettative (se non altro per gli effetti erosivi dell'inflazione) segna l'innescarsi di una insicurezza che paralizzerà ogni rivolta contro la sua situazione, per quanto insoddisfacente essa possa essere o sembrargli. Il fattore economico contribuisce dunque in modo determinante a irrigidire i ruoli sociali dell'uomo e della donna di mezza età e a precludere gran parte delle loro possibili esigenze di rinnovamento.

IL CLIMATERIO FEMMINILE E MASCHILE

Negli anni della maturità si verifica un processo assai importante nell'esistenza umana: l'involuzione della funzione delle ghiandole sessuali causa della graduale scomparsa della capacità riproduttiva sia nelle donne fra i 40 e i 55 anni (climaterio femminile) sia negli uomini (climaterio maschile) in età più avanzata (a 70-80 si possono avere ancora cellule maschili fecondanti).

Il climaterio comporta importanti cambiamenti. Nella donna, in quanto si ha una certa produzione di ormoni mascolinizzanti, dal punto di vista psicologico vi è l'induzione di un atteggiamento più indipendente dall'uomo. Analogamente, nell'uomo, per il calo della produzione di ormoni maschili, e un aumento degli ormoni femminili, si ha un'induzione di sentimenti meno unilaterali e pretenziosi, rendendo l'uomo più equilibrato e maturo.

Gran parte degli atteggiamenti umani sono influenzati più dalla cultura che dalla natura, per cui il climaterio femminile può diventare un periodo di crisi, in cui molti sintomi, come l'instabilità emotiva, i pianti immotivati, le crisi di nervi, le scenate, le eccessive pretese di attenzioni, più che al calo di ormoni nella donna sono dovuti alla preoccupazione di perdere il ruolo derivante dalle sue riconosciute capacità riproduttive.

Può insorgere la "paura di essere messa alla porta". È una paura basata sulla sopravvalutazione della seduzione. La donna in climaterio, tuttavia, può apprezzare di più i valori, i sentimenti, gli affetti che stanno dietro le apparenze e su di essi rifondare la propria personalità di donna. Spesso, infatti, per quanto i processi involutivi seguano lo stesso corso nei due sessi, nella donna si riscontra una maggiore reattività a mano a mano che ella si inoltra nella mezza età, diventando sempre più sicura di sé, più estroversa, più comunicativa, per cui poco alla volta assume un ruolo trainante nella famiglia, rispetto al coniuge che spesso gradualmente declina, ritirandosi sempre più in se stesso.

Anche il climaterio maschile può essere vissuto in modo costruttivo. Se prima si dava molta importanza alla maschilità, nell'idea che bastasse a garantire prestigio e superiorità sulla donna, il climaterio sottolinea invece il bisogno insopprimibile di affetto che non si conquista e non si ripaga con le prestazioni del corpo o con il denaro, ma con attenzioni e gesti che derivano da istanze profonde dell'animo; tanto più che il declino delle capacità riproduttive non compromette i rapporti sessuali che anzi possono essere migliorati proprio perché sgombri da preoccupazioni riproduttive.

LA SALVAGUARDIA DELLA SALUTE

Se il centro della problematica dell'età di mezzo è indubbiamente costituito dalla necessità di darsi ragione dell'inevitabile declino e dagli sforzi di trovare nuovi equilibri, non si deve trascurare il fatto che in questa parte della vita si amplia notevolmente anche l'orizzonte delle patologie possibili e più rilevanti si fanno i fattori di rischio, per cui la salvaguardia della salute fisica e psichica assume negli anni della maturità un'importanza crescente.

A questo proposito bisogna ricordare che, per quanto vistosi possano sembrare ed in effetti sono i progressi compiuti dalla medicina negli ultimi decenni, le risorse terapeutiche per le principali serie malattie sono ancora insufficienti a risolvere tutti i problemi e molte volte il loro successo dipende dalla tempestività con cui vengono utilizzate.

Negli anni della maturità, durante i quali maggiori sono i rischi e più sottile il gioco fra salute e malessere, efficienza e malattia, si impone la necessità di una guida sicura (quale può essere il medico di famiglia) che con competenza, buon senso e lungimiranza assista, consigli e valuti i complessi equilibri fisici e psicologici dai quali dipende il benessere dell'individuo, il suo migliore adattamento alla famiglia e alla società.

fonte: unifarm