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ipertensione arteriosa

Pubblicato il 16 Gennaio 2017


Misurazione della pressione arteriosa

Con il termine ipertensione arteriosa si definisce un aumento anormale della pressione arteriosa. La pressione arteriosa è l'energia con la quale il sangue circola nei vasi arteriosi. Essa dipende dalla spinta impressa dal cuore al sangue e dall'elasticità dei vasi arteriosi: più questi sono rigidi e più la pressione sarà alta. I valori della pressione arteriosa variano con l'età e tendono ad aumentare con il passare degli anni e nel corso della giornata: risultano più alti al risveglio e aumentano in caso di sollecitazioni fisiche ed emotive.

L'OMS ha definito ipertensione arteriosa la pressione che in più rilevazioni è uguale o superiore al valore di 140 mmHg di sistolica o 90 mmHg di diastolica.

Valori ipertensione

  • Valori pressori di sistolica compresi tra 140 e 159 mmHg e di diastolica tra 90 e 99 mmHg sono definiti come ipertensione di grado lieve.
  • Valori pressori di 160-179 mmHg di sistolica o 100-109 mmHg di diastolica rappresentano un'ipertensione di grado moderato.
  • Infine valori uguali o superiori a 180 e 110 mmHg, rispettivamente di sistolica e di diastolica, costituiscono un'ipertensione di grado severo o grave.

Donna e ipertensione

La donna, in genere normotesa o ipotesa in età fertile, sviluppa ipertensione in post-menopausa nel 50% dei casi per un aumento della massa corporea che determina, attraverso il fenomeno dell'insulino-resistenza, con ritenzione idro-salina, un incremento del volume plasmatico. La sospensione delle mestruazioni, che rappresentano una pur modesta emorragia a cadenza mensile, aumenta l'ematocrito e di conseguenza le resistenze periferiche. Infine la carenza estrogenica si traduce in perdita, peraltro improvvisa, di sostanze con azione vasodilatatrice, in quanto endotelio-attive.

Da non trascurare poi il ruolo di una base genetico-familiare. Tutti questi fenomeni associati contribuiscono allo sviluppo dell'ipertensione arteriosa.

A cio va aggiunta l'insulino-resistenza che sembra rappresentare l'elemento patogenetico responsabile della sindrome metabolica, una condizione caratterizzata dalla contemporanea presenza, nello stesso soggetto, di alcuni disordini metabolici, e che nei vari studi epidemiologici risulta associata ad un aumento di circa tre volte del rischio di sviluppare eventi cardiovascolari e di circa sei volte di sviluppare diabete

Come si presenta l'ipertensione arteriosa

Normalmente il primo riscontro di ipertensione arteriosa, soprattutto nelle forme lievi, è occasionale. Nei casi di pressione molto elevata è possibile avere:

  • cefalea;
  • sensazione di testa pesante;
  • ronzii alle orecchie;
  • vertigini;
  • perdita di sangue dal naso (epistassi).

Normalmente i disturbi provocati dall'ipertensione arteriosa sono legati ai danni indotti dalla stessa su alcuni organi che risultano particolarmente sensibili ad elevati valori di pressione arteriosa, soprattutto se questi valori sono mantenuti a lungo nel tempo:

  • il cuore;
  • i reni;
  • il cervello.

Un'elevata pressione arteriosa può provocare alterazioni del ritmo cardiaco, dolori al petto (espressione di una condizione ischemica del cuore, cioè di un ridotto apporto di sangue rispetto ai bisogni), sino a giungere ad una condizione di insufficienza cardiaca (cioè di incapacità del cuore di far fronte al proprio ruolo di pompa nel sistema circolatorio).

L'ipertensione può produrre una progressiva riduzione della funzionalità renale con perdita di proteine nelle urine e riduzione della loro quantità.

Un'ipertensione arteriosa elevata e mantenuta a lungo nel tempo può danneggiare irrimediabilmente i reni.

I disturbi a carico del cervello sono legati ai danni del circolo cerebrale e possono manifestarsi con compromissioni acute e drammatiche di alcune aree del cervello (ictus) oppure con una lenta e graduale perdita di alcune funzioni quali la memoria, l'attenzione, l'orientamento nello spazio e nel tempo.

Come si fa la diagnosi

La diagnosi viene realizzata attraverso la misurazione della pressione sanguigna. Si possono considerare equivalenti tra loro i sistemi di misurazione manuale, che richiedono una certa esperienza, e quelli elettronici a lettura automatica, di uso più semplice e utilizzabili comodamente presso il proprio domicilio.

  • I valori normali di pressione arteriosa devono essere inferiori a 140/90 
  • I valori pressori inferiori a 120/80 sono considerati ottimali

Indipendentemente dal tipo di misurazione, è importante che questa avvenga in condizioni idonee e rilassate. La prima volta è opportuno fare una misurazione in piedi e una da sdraiati. Sono consigliabili almeno tre misurazioni a distanza di qualche minuto l'una dall'altra. Negli ultimi anni sono stati sviluppati apparecchi tascabili (Holterpressorio) in grado di misurare ripetutamente la pressione arteriosa nel corso della giornata. Essi offrono il vantaggio di poter controllare l'andamento dei valori pressori nel corso delle varie attività svolte dal paziente durante le 24 ore.

Se si dimostra la presenza di ipertensione arteriosa è necessario escludere alcune possibili cause:

  • certe malattie a carico dei reni, del surrene e dell'ipofisi;
  • assunzione di alcuni farmaci (gocce decongestionanti nasali, cortisonici, pillola anticoncezionale, antiacidi contenenti sodio);
  • abitudini alimentari (ingestione di liquirizia, consumo di alcool, cibi ricchi in sodio).

E' utile valutare la presenza di alcuni fattori di rischio che sono spesso associati all'ipertensione:

  • obesità;
  • diabete;
  • fumo.

Tuttavia, nella grande maggioranza dei casi non è possibile identificare una causa precisa alla base dell'ipertensione. In questo caso si parla di ipertensione essenziale. In queste eventualità l'obiettivo diagnostico da perseguire è la ricerca di eventuali danni d'organo già prodotti dall'ipertensione. Fondamentale è un'accurata visita medica al fine di evidenziare eventuali stati di sofferenza del cuore o di altri organi indotti dall'ipertensione.

Come si cura

Se la causa è una malattia:
Nei rari casi in cui venga evidenziata una malattia come causa dell'ipertensione arteriosa, la cura sarà evidentemente diretta al controllo della malattia stessa, attraverso farmaci, come nel caso delle malattie del sistema immunitario o del sistema ghiandolare, o interventi, come nel caso delle stenosi vascolari e delle malattie del sistema ghiandolare non curabili con farmaci.

Se la causa non è una malattia: 
Nei casi di ipertensione essenziale l'obiettivo della cura sarà invece quello di abbassare costantemente i valori pressori. Modificazioni mirate dello stile di vita possono assicurare già in breve tempo una lieve riduzione dei valori pressori. Esse comprendono la pratica di un esercizio fisico regolare, una dieta a basso contenuto di sale e di grassi, la riduzione del peso, la limitazione nell'assunzione di alcolici.

Quando queste misure non si rivelino sufficienti è giustificato il passaggio all'uso dei farmaci. Numerosi sono attualmente quelli a disposizione, con diversi meccanismi d'azione il cui risultato finale è comunque quello di ridurre la pressione arteriosa:

  • diuretici;
  • beta-bloccanti;
  • calcio-antagonisti;
  • ACE-inibitori;
  • inibitori dell'angiotensina II;
  • alfa-bloccanti;
  • vasodilatatori arteriosi;
  • agenti centrali;
  • antiserotoninergici.

Può essere sufficiente l'uso di uno solo di questi farmaci o necessaria la combinazione di alcuni di essi.

L'ipertensione arteriosa è una condizione caratterizzata da una grande dinamicità. Una cura efficace in un dato momento può non esserlo più a distanza di tempo, è quindi buona norma sottoporsi a controlli periodici non solo dei valori pressori, ma anche di tutti quei parametri che possono indicare eventuali danni d'organo indotti dall'ipertensione. In particolare sono consigliabili:

  • un controllo della pressione arteriosa (una volta al mese);
  • un elettrocardiogramma (una volta all'anno);
  • controlli dei principali parametri ematochimici (una volta all'anno).

A chi rivolgersi

Il primo riscontro di ipertensione arteriosa avviene generalmente da parte del medico di famiglia che è in grado di programmare i primi esami di controllo ed impostare la terapia. In caso di necessità l'eventuale approfondimento delle indagini verrà affidato al medico specialista che, in contatto con il medico di medicina generale, seguirà l'evoluzione del problema.

fonte: teva


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