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la colite o colon irritabile

Pubblicato il 7 Gennaio 2017


il disturbo del colon è carraterizato da dolore addominale

Il colon irritabile (nome scientifico sindrome dell’intestino irritabile) è definibile come un insieme di sintomi intestinali provocati da un disturbo funzionale, ossia da un’alterazione del movimento dell’ultima parte dell’intestino, denominata colon. È una situazione clinica molto diffusa: interessa circa il 20% della popolazione occidentale, con prevalenza nelle aree industrializzate e incidenza di circa il doppio nel sesso femminile rispetto a quello maschile.

Tale disturbo è caratterizzato da dolore addominale diffuso, alterazione della defecazione: (stipsi, diarrea, alternanza stipsi-diarrea), gonfiore e distensione addominale. Nel linguaggio comune viene chiamato colite impropriamente,  in quanto il suffissoite si riferisce specificamente a fenomeni di tipo infiammatorio.

Le cause del colon irritabile, nonostante esso riguardi milioni di persone, non sono ancora del tutto note.Le ipotesi più accreditate lo attribuiscono a:

  • un disturbo della motilità intestinale, provocato da anomali contrazio­ni della muscolatura liscia intestinale, causato soprattutto da elementi stressanti, ma anche da variazioni ormonali legate al ciclo mestruale o da pasti copiosi e ricchi in grassi.
  • un’aumentata sensibilità dolorifica a livello del Sistema Nervoso Centrale, anch’essa condizionata da stress ed ansia.
  • abitudini alimentari scorrette (eccessivo introito di grassi o scarso di fibre) o a vere e proprie intolleranze alimentari (per es. al lattosio), che comportano produzione anomala di gas, da cui tutti gli altri sintomi.
  • Come facilmente deducibile, non è ancora stato identificato con certezza un unico colpevole di questa sindrome: si direbbe che tutto il quadro dipenda da più fattori concorrenti, tra i quali anche una possibile predisposizione genetica sulla quale poi vanno a operare molteplici fattori che portano ai sintomi descritti.

Questi sintomi sono essenzialmente i seguenti:

  • dolore o fastidio diffuso più o meno a tutto l’addome, spesso sotto forma di crampi, che generalmente si attenua con l’emissione delle feci;
  • alterazioni della defecazione, quali diarrea e stipsi (spesso a periodi alterni);
  • gonfiore addominale con meteorismo, flatulenza, borborigmi e difficoltà digestive;
  • sforzo eccessivo per defecare o, al contrario, bisogno impellente di evacuare (soprattutto al mattino).

La sintomatologia è caratterizzata tipicamente da fasi acute, con la presenza dei sintomi descritti, alternati a fasi in cui la funzionalità intestinale è normale.

Spesso la fase acuta può essere favorita da situazioni di stress come impegni scolastici, lavorativi, disagi personali, ansia e depressione.

La diagnosi di colon irritabile è soprattutto una diagnosi di esclusione, nella quale si vanno a ricercare malattie ben definite con vari esami specifici, i più comuni sono:

  • l’esame delle feci con ricerca di batteri e/o parassiti;
  • la colonscopia e/o il clisma opaco con doppio contrasto;
  • i test per le allergie o per le carenze di enzimi digestivi verso certi alimenti, ecc.

nonché a valutare il profilo psicologico del soggetto (anche se non sempre è agevole capire se i disturbi causino lo stress o al contrario lo stress induca i disturbi).

La cura di questa sindrome, data la grande variabilità dei sintomi che la caratterizzano e le scarse conoscenze sicure delle sue cause, non prevede una terapia unica ed efficace per tutti i soggetti. Pertanto il trattamento del colon irritabile è soprattutto sintomatico, indirizzato cioè a far regredire i disturbi e a limitare le ricadute.

Il medico può adottare 3 tipi di terapia:

farmacologica

Utilizza soprattutto farmaci che agiscono sulla muscolatura liscia intestinale, con effetto rilassante, allo scopo di alleviare lo spasmo e il dolore.

Il limite di tali farmaci è che il loro effetto tende ad essere meno efficace con il passare del tempo, per cui vanno utilizzati ogni volta, sotto stretto controllo medico.

Un aiuto a queste terapie viene dall’erboristeria: si ricordano ì preparati a base di menta Piperita, gli infusi di finocchio e di ca­momilla, utilizzati allo scopo di alleviare spasmi e gonfiore addominale.

nutrizionale

Si basa sull’esperienza secondo la quale alcuni alimenti sembrano provocare o aggravare i sintomi addominali.

I pazienti riferiscono che

  • i legumi;
  • la frutta secca;
  • i cibi fermentati;
  • i cibi piccanti;
  • l’alcool;
  • le bevande come il caffé, il tè e la cioccolata.

provochino dolori ad­dominali solitamente seguiti da diarrea. Anche il latte (soprattutto caldo) e i suoi derivati vengono da molti pazienti indicati tra gli alimenti che provocano le crisi intestinali. 

A questo riguardo bisogna escludere l’esistenza del­la carenza di lattasi, l’enzima che rende digeribile il lattosio (lo zucchero presente nel latte): se il lattosio non può essere digerito, viene fermentato dai batteri intestinali, con produzione di gas e quindi diarrea.

È importante precisare che nello yogurt e nel latte con lattosio predigerito questo zucchero è praticamente assente, quindi tali prodotti possono essere consumati in base ai propri gusti, non provocando disturbi da intolleranza al lattosio. 

Un altro punto fondamentale nella terapia nutrizionale del colon irritabile è che non bisogna ridurre nella dieta la quota di fibra alimentare (presente nella frutta e nella verdura), in quanto questa regola la motilità intestinale ed ha un effetto curativo sui sintomi del colon irritabile, sia nella forma diarroica che nella forma con stipsi. 

Si può quindi concludere che non esiste un’indicazione nu­trizionale ben precisa per i soggetti affetti da colon irritabile, si può consigliare comunque un’alimentazione ricca in fibra e personalizzata sulla risposta individuale ai singoli alimenti: quest’obiettivo è raggiungibile solo con uno stretto rapporto con il medico di famiglia e, se occorre, con un dietologo.

terapia psicologica e/o psichiatrica

Si basa anzitutto sul rapporto con il proprio medico curante, che deve essere di fiducia e affidamento ai consigli che questi potrà dare al suo paziente. Ne deriverà che l’indicazione a consultare psicologi e/o psichiatri verrà accettato di buon grado, superando la ritrosia che di solito il ricorso a questi specialisti può generare. 

L’intervento dello psicologo e/o dello psichiatra si ren­de necessario quando la sintomatologia è così invali­dante da condizionare gli aspetti affettivi, lavorativi e di relazione in genere del paziente.

fonte: teva


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