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le rinusinusiti

Pubblicato il 2 Gennaio 2017


sinusite

Le rinosinusiti rappresentano la patologia delle alte vie aeree in assoluto più trattata, nell’adulto e nel bambino. I seni paranasali sono delle cavità piene d’aria, poste nella faccia, rivestite di mucosa ciliata simile a quella del naso, comunicanti con quest’ultimo attaverso dei piccoli pertugi. Il muco che li riveste, presente in tutto l’albero respiratorio, viene spinto dalla parte più periferica dei seni stessi al piccolo orifizio (ostio) che li fa comunicare con la cavità nasale, e da qui si dirige alla parte posteriore del naso, nel rinofaringe, per poi venire spinto giù in faringe e quindi esser deglutito. E’ un ciclo continuo, che praticamente lava e protegge seni paranasali e naso.

I seni mascellari, frontali e le cellule etmoidali anteriori scaricano la loro secrezione mucosa nel meato medio nasale, lo spazio cioè tra il turbinato inferiore e quello medio. Il punto preciso viene detto complesso ostio-meatale. E’ questa una struttura anatomica molto importante: un’ostruzione a questo livello sarà sempre responsabile di infiammazione persistente dei seni paranasali a monte.

In particolare la sinusite origina da alterazioni della mucosa nasale, spesso condizionata o potenziata da alterazioni anatomiche turbino-settali, da malformazioni congenite o post-traumatiche delle strutture della parete laterale del naso, così come determinate da condizioni di iper-reattività nasale quali allergie, disregolazione neuro umorale o alterazioni di movimenti delle ciglia di rivestimento, primitive o secondarie. Oltre alle sinusiti, acute e croniche, dobbiamo ricordare, come entità cliniche ben definite, le loro complicanze:

  • le lesioni traumatiche;
  • i tumori benigni e maligni;
  • i polipi.

sintomi e diagnosi

Per poter parlare di rinosinusite occorrono due o più fra i seguenti sintomi: 

  • congestione ed ostruzione nasale;
  • rinorrea anteriore o posteriore (scolo di secrezione nel rinofaringe);
  • dolore o pressione facciale;
  • ipo od anosmia (diminuzione od assenza dell’olfatto).

Ed essi devono essere associati a segni endoscopici di: 

  • secrezione muco purulenta dal meato medio;
  • polipi nasali;
  • alterazioni radiologiche (TAC) dei seni paranasali.

Va considerato peraltro che la rinorrea nelle forme acute è solitamente bilaterale mentre nelle forme croniche è più spesso monolaterale.

L’ostruzione nasale si manifesta quando il processo infiammatorio occupa la fossa nasale (e quindi soprattutto nelle forme polipoidi), al contrario il dolore, raro nella rinite semplice, accompagna tutti i processi infiammatori sinusali e compare di solito al mattino per ristagno notturno endosinusale delle secrezioni. Tende ad attenuarsi e scomparire nel pomeriggio.

Sempre considerando questo sintomo va ricordato che: il dolore causato dalla infiammazione purulenta del seno mascellare si irradia dalla regione sott’orbitaria e dalla fossa canina verso i denti, la branca montante dell’osso mascellare superiore e l’osso zigomatico. E’ scatenato dalla pressione al punto d’emergenza del nervo sopraorbitario o nel canto interno dell’occhio;  il dolore da prevalente interessamento del seno sfenoidale dà cefalea profonda irradiata al vertice o all’occipite e dolori retro-oculari; il dolore etmoidale è di solito mascherato da quello concomitante degli altri seni, trattasi preferenzialmente di cefalea frontale od occipitale (se etmoide posteriore).

La diagnosi in definitiva si completa secondo questi tre step:

  1. raccolta della storia clinica del paziente, ponendo attenzione alle caratteristiche dei sintomi come sopradescritto;
  2. esame obiettivo della cavità nasale compiuto con apposite ottiche, meglio se collegate tramite telecamera ad un monitor (fibrorinoscopia);
  3. TAC senza mezzo di contrasto del massiccio facciale.

complicanze delle sinusiti

Fra le ossee ricordiamo l’osteomielite del seno frontale, che colpisce prevalentemente la parete anteriore del seno stesso, con febbre, cefalea, edema delle parti molli frontali e successiva raccolta di pus denso. Fra le endocraniche ricordiamo la meningite purulenta, il temibile ascesso cerebrale del lobo frontale, preceduto da un ascesso extra durale e sotto durale, e le tromboflebiti, del seno longitudinale superiore e del seno cavernoso, in stretto rapporto col seno sfenoidale. Poliposi rinosinusale Prenderemo in esame ora la poliposi rinosinusale.

Il quadro patologico è caratterizzato dalla presenza di multiple formazioni roseo-giallastre, traslucide, di dimensioni variabili da pochi millimetri a qualche centrimetro, presenti in una od entrambe le fosse nasali. Più raramente possono incontrarsi isolate, ad origine dal seno mascellare ed in grado si spingersi posteriormente nella fossa nasale fino al rinofaringe (polipo antro-coanale). L’origine dei polipi non è ancora del tutto chiarita; è comunque da ritenere che sia plurifattoriale (fatti flogistici cronici, meccanismi allergici) e verosimilmente una evoluzione della rinosinusite cronica.

terapia medica

Nelle forme acute ed in quelle ricorrenti il rimedio fondamentale è la terapia antibiotica, basata sulle conoscenze dell’epidemiologia e della virulenza dei principali patogeni. Nelle forme croniche assume particolare importanza anche la terapia medica di supporto per curare il terreno danneggiato dal processo infiammatorio cronico. Per ripristinare le funzioni ventilatoria e di drenaggio dei seni, il lavaggio delle fosse nasali con soluzioni isotoniche ed ipertoniche è di primaria importanza (come spray , docce nasali semplici o micronizzate, note come rhinowash). Infine le forme croniche nelle quali è dimostrato un substrato allergico, trarranno beneficio dalla terapia antistaminica. Recenti studi, poi, invitano all’uso di antileukotrieni nel trattamento delle rinosinusiti croniche e nella prevenzione della poliposi nasale.

L’approccio chirurgico va riservato ai seguenti casi:

  • terapia chirurgica;
  • rinosinusiti che presentino complicanze severe (indicazione assoluta);
  • rinosinusiti aggressive ab inizio;
  • rinosinusiti ricorrenti, croniche ed iperplastiche polipoidi.

Il chirurgo endoscopista sa che condurre un intervento nei seni paranasali in modo radicale può comportare danni alle pareti dell’orbita, al nervo ottico, alle meningi ed addirittura al cervello. Per contro il timore delle complicanze può portare ad una incompleta risoluzione chirurgica della flogosi cronica, predisponendo alla recidiva.

fonte: farmarca


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