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apnee ostruttive notturne

Pubblicato il 13 Gennaio 2017


Ostruzione delle vie respiratorie

La sindrome delle apnee notturne (OSAS) è una patologia respiratoria del sonno caratterizzata da pause respiratorie dovute alla ostruzione parziale (ipopnee) o completa (apnee) delle vie aeree superiori. Tale sindrome determina ripetute riduzioni dell’ossigenazione del sangue con microrisvegli inconsci (arousal), alterazioni del sonno e conseguente ipersonnia diurna. Inoltre può favorire malattie cardiovascolari (ipertensione arteriosa, ictus, alterazioni del ritmo ecc) che sono in relazione all’incremento di mortalità e morbilità nei pazienti affetti da tale sindrome.

L’incidenza dell’OSAS è del 4% negli uomini e del 2% nelle donne.

I pazienti affetti da tale patologia presentano segni caratteristici quali:

  • sovrappeso;
  • circonferenza del collo superiore alla norma: >43 cm negli uomini e >41 cm nelle donne;
  • malformazioni orofaringee;
  • ipertrofia tonsillare;
  • aumento di volume della lingua.

Associati ai sintomi:

  • russamento;
  • ipersonnolenza diurna;
  • risveglio con sensazione di sonno non ristoratore;
  • astenia;
  • irritabilità.

la diagnosi

La diagnosi necessita, comunque, di uno studio notturno con registrazione di diversi parametri:

  • frequenza cardiaca;
  • movimenti oculari;
  • movimenti toraco-addominali;
  • russamento;
  • ossigenazione del sangue.

Nel tentativo di ridurre i tempi di attesa, sempre molto lunghi, sono stati introdotti nella pratica clinica anche studi più semplici, ma comunque efficaci, per lo screening dei pazienti (monitoraggi cardiorespiratori, monitoraggi saturimetrici).

la terapia

La terapia della OSAS è diversificata in relazione alla gravità della condizione. L’approccio più semplice è la terapia comportamentale, da consigliare a tutti, che consiste nel cambiamento dello stile di vita:

  • calo ponderale;
  • abolizione dell’assunzione di alcool;
  • incremento della attività fisica;
  • e nella postura notturna che deve essere preferenzialmente prona o sul fianco.

La terapia chirurgica ha un ruolo marginale essendo gravata da una percentuale elevata di insuccessi (circa 50% dei casi), ma su indicazioni ristrette può essere utile per migliorare la condizione e consiste in vari interventi che tendono ad incrementare lo spazio aereo pre-laringeo:

  • uvulopalatoplastica;
  • tonsillectomia;
  • avanzamento mandibolare;
  • ecc..

Recentemente è stato introdotto anche l’utilizzo di protesi ortodontiche (Bite), ma tale approccio ha indicazione solo nelle forme lievi.

La terapia di elezione con efficacia nella grande maggioranza dei pazienti è l’applicazione durante il sonno, mediante maschera nasale, di un ventilatore a pressione positiva continua (CPAP) che ha lo scopo di mantenere pervie le vie aeree.

fonte: farmarca


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