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mononucleosi o malattia del bacio

Pubblicato il 4 Gennaio 2017


La malattia del bacio: la mononucleosi

La mononucleosi infettiva è causata dal virus di Epstein-Barr, un virus a DNA a doppia elica appartenente alla famiglia degli Herpesviridae, il virus infetta i tessuti epiteliari orofaringei, provocando faringite e talvolta tosse, e i linfociti B con trasmissione orofaringea. Il contagio può avvenire tramite uno scambio di saliva, infatti questa   patologia viene definita anche malattia del bacio, il contaggio potrebbe avvenire anche indirettamente, attraverso oggetti (entrati in contatto con la saliva di un soggetto infetto):

  • mani;
  • posate;
  • bicchieri;
  • spazzolini;
  • giocattoli.

Oltre il 90% della popolazione adulta risulta infettato dal virus e possiede gli anticorpi diretti verso antigeni virali; i picchi di infezione sono la prima infanzia nei paesi in via di sviluppo e l'età adolescenziale, dai 15 ai 25 anni, nei paesi industrializzati.

Il decorso è in genere asintomatico o indistinguibile da quello di una faringite o sindrome influenzale e con sintomi spesso trascurabili.

Nell'età giovanile si manifesta, nel 75% dei casi, la forma classica di mononucleosi; in età adulta invece è tipica una forma lieve, con febbre, malessere e debolezza. Il virus rimane latente nell'ospite anche dopo la guarigione.

Nei soggetti infettati l'eliminazione del virus con la saliva continua per circa un anno; tuttavia, passato questo periodo, l'eliminazione del virus continua in maniera saltuaria per tutta la vita, ciò è dimostrabile attraverso la positività per il virus nel gargarizzato in circa il 15-20% dei casi di soggetti esposti ed asintomatici.

Altri studi hanno invece evidenziato come nei soggetti affetti da malattie autoimmuni, quali:

  • sclerosi sistemica;
  • rettocolite ulcerosa;
  • lupus eritematoso sistemico;
  • artrite reumatoide (in misura minore);
  • sindrome di Sjögren;
  • spondilite anchilosante;
  • la malattia di Crohn;

la presenza del virus di Epstein-Barr stimola la formazione di un autoanticorpo che potrebbe contribuire al mantenimento dello stato infiammatorio. Il virus, una volta entrato in contatto con i tessuti dell'orofaringe si propaga nei linfonodi delle catene cervicali, sede di contatto con i linfociti B. Da qui, in seguito ad intensa replicazione virale, i virus vengono dismessi nel sangue, liberi o associati ai linfociti B.

In fase acuta è dimostrabile la presenza del genoma (in forma episomica) in circa il 20% dei linfociti B, con produzione di un pattern di anticorpi tipici, tra cui patognomonici anticorpi eterofili, responsabili di alcune complicanze e fondamentali per fini diagnostici.

Terminata la fase acuta, il DNA di EBV è ancora riscontrabile nelle cellule epiteliali dell'orofaringe e nelle memory cell linfonodali. Di particolare importanza è la reazione cellulo-mediata nei confronti delle cellule B infettate e guidata dai linfociti T; le cellule reattive tendono ad assumere una particolare morfologia e vengono definiti virociti, o cellule di Downey.

I virociti hanno dimensioni e forma variabile e si caratterizzano per un citoplasma schiumoso, vacuolizzato e intensamente basofilo, un nucleo ovalare, talora lobulato o reniforme che presenta irregolari depositi di cromatina densa e, talora, nucleoli.

cura

Contro la mononucleosi non vi sono cure specifiche; anche gli antivirali di ultima generazione hanno una efficacia ancora da dimostrare definitivamente. L'agente responsabile della malattia è un virus per cui è inadeguato ricorrere agli antibiotici per curare la mononucleosi; questo è indicato solo nel 10-20% dei casi, quando si associa una sovrainfezione faringotonsillare batterica e, come prima detto, si devono preferire i macrolidi alle penicilline.

Il trattamento antibiotico può, invece, addirittura avere effetti nocivi quali reazioni simil-allergiche. La terapia è il riposo a letto fino alla scomparsa della febbre, associata a presidi analgesici e antipiretici (FANS) per alleviare le manifestazioni della malattia 

È necessario e fondamentale evitare attività fisica pesante o che preveda traumatismi per circa 2 mesi, al fine di scongiurare la rottura della milza; in caso di faringite grave con problemi di respirazione, o piastrinopenia o soppressione midollare, rare complicanze, sono indicati corticosteroidi, come il prednisone.

prevenzione

Come per tutte le malattie infettive la prima forma di prevenzione è l'igiene personale e dei luoghi. Specialmente nel caso si abbiano contatti con un malato è fondamentale evitare di condividere stoviglie, cibo, occhiali e utensili. È inoltre raccomandato di evitare di baciare i soggetti affetti anche nei giorni successivi al termine delle manifestazioni cliniche


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