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dolore ai gomiti

Pubblicato il 18 Dicembre 2016


Ogni medico, nella pratica quotidiana, ha occasione non infrequente di visitare persone che lamentano dolori ad un gomito o ad entrambi, soprattutto persone che per attività lavorative o sportive sottopongono questa articolazione a carichi sostenuti o protratti (manovali, addetti ai martelli pneumatici, tennisti, tanto che si parla di gomito del tennista, casalinghe). In particolare, i lavori domestici, pur alleviati dalla diffusa presenza di elettrodomestici (prima fra tutti, la lavatrice), comportano comunque un continuo e gravoso uso delle articolazioni dei gomiti, sulle quali si imperniano i movimenti dell’avambraccio.

le cause

In generale, le condizioni che determinano sofferenza a livello dei gomiti producono due ordini di effetti:

  • il primo, quando sono coinvolte le strutture articolari vere e proprie, si ha una riduzione più o meno marcata dell’articolarità e quindi dell’escursione dei movimenti dell’avambraccio; 
  • il secondo, quando sono interessate le strutture che stanno intorno all’articolazione (strutture periarticolari: tendini e borse) di solito non si verificano limitazioni funzionali, bensì insorgenza e persistenza di dolore, specialmente in occasione di particolari movimenti o di stiramenti di alcuni muscoli che fanno capo al gomito.

Questo è un primo criterio differenziale che può guidare alla formulazione della diagnosi, ma non è ancora sufficiente per stabilire la più probabile causa della sofferenza articolare, passo importante, come sempre, per decidere un trattamento il più mirato possibile per risolvere alla base le manifestazioni dolorose per cui si è ricorsi al medico.

I dolori del gomito possono essere dovuti a processi patologici che interessano i capi ossei dell’articolazione, come accade nell’artrosi del gomito; oppure ad un cointeressamento del gomito nel corso di malattie reumatiche sistemiche come, per esempio, nel reumatismo articolare acuto, nell’artrite reumatoide e nella gotta.

Sono accompagnate da dolore anche le affezioni che interessano le strutture periarticolari (tendini e borse). Per il gomito, come per la spalla, vi può essere dolore irradiato e riferito, secondario a processi patologici lontani, come l’artrosi cervicale o le ernie dei dischi intervertebrali della colonna cervicale (dolore irradiato), oppure come le affezioni che interessano il cuore o i polmoni (dolore riferito).

Nettamente più rare, ma comunque da tener presenti sono le manifestazioni dolorose determinate da una compressione dei nervi che passano dal braccio all’avambraccio e che, per ragioni anatomiche, non raramente vengono “intrappolati” a livello del gomito.

trattamento dei dolori ai gomiti

Anche per i vari tipi di disturbo a livello del gomito è necessario ripetere che per poter approntare una cura veramente efficace è di fondamentale importanza la esatta individuazione della natura e delle cause del male che si vuole trattare. Per esempio, se il dolore a carico del gomito è dovuto a una malattia sistemica, quale potrebbe essere un attacco di gotta, è chiaro che va sicuramente bene cercare subito di attenuare il dolore, ma è altrettanto chiaro che il problema non viene risolto se non si cura la gotta.

Così, se il dolore è una manifestazione di un processo infettivo a carico dell’articolazione del gomito, è ovvio che la terapia deve essere affidata a un antibiotico, possibilmente scelto dopo aver accertato il tipo di microrganismo responsabile dell’infezione. Nei dolori del gomito dovuti ad affezioni dei tendini e quando sia evidente un rapporto di causa-effetto tra sintomatologia dolorosa e particolari attività lavorative o sportive, è opportuno ricorrere a un periodo di riposo. Quando le manifestazioni dolorose sono particolarmente intense, un sollievo può essere ottenuto mediante somministrazione di farmaci antinfiammatori non steroidei come l’acido acetilsalicilico, e applicazioni fredde locali.

I farmaci antinfiammatori non steroidei sono in generale abbastanza ben tollerati; tuttavia, il loro uso è bene sia sotto controllo medico perché possono avere effetti collaterali non trascurabili: azione lesiva a livello dello stomaco e del duodeno; tossicità nei confronti dei reni e del fegato; interferenza con fattori che regolano la coagulazione del sangue; possibilità di reazioni allergiche nei soggetti sensibili a questi farmaci. Quando i farmaci antinfiammatori non steroidei vengono assunti per via orale, è preferibile che questo avvenga a stomaco pieno, evitando associazioni con bevande alcoliche.

Anche le applicazioni locali fredde abbisognano di alcune cautele, sia che vengano effettuate con ghiaccio sia mediante l’applicazione di impacchi freddo-umidi. È opportuno evitare di applicare il ghiaccio direttamente sulla pelle; meglio interporre una superficie protettiva (borsa contenente il ghiaccio, un telo o anche una busta di plastica). Nel caso di applicazione di impacchi freddo-umidi, il telo o la garza, raffreddati mediante immersione in acqua fredda contenente cubetti di ghiaccio, devono essere sostituiti ogni pochi minuti (2-4), avendo cura di proteggere gli indumenti della persona cui gli impacchi vengono applicati.

Di una certa utilità possono essere i bendaggi compressivi o l’utilizzo di tutori dinamici che alleviano il sovraccarico funzionale a livello dell’inserzione dei tendini sulle ossa.
Nelle forme più gravi può essere necessario ricorrere a infiltrazioni locali con farmaci steroidei (cortisone e derivati) associati a un farmaco specificamente contro il dolore (analgesico). A proposito delle infiltrazioni, bisogna sottolineare il fatto che non devono venir ripetute prima che sia trascorso un certo periodo di tempo (1-2 mesi) perché i tarmaci steroidei infiltrati possono provocare una compromissione locale della pelle (atrofia) e un assottigliamento delle strutture tendinee.

fonte: unifarm


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