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tendiniti, tenosiviti e borsiti

Pubblicato il 2 Settembre 2016


La tendinite

Nell'apparato locomotore si distinguono due componenti: una passiva rappresentata dalle ossa e dalle articolazioni; una attiva rappresentata dai muscoli nei quali si riconoscono una parte carnosa (il muscolo in senso stretto) e i tendini; di questi ultimi, un'estremità è unita a uno o più muscoli, l'altra aderisce all'osso od alle ossa cui i muscoli sono destinati. I tendini sono costituiti da cordoni di tessuto fibroso, di colore bianco splendente, circondati in corrispondenza di zone ossee salienti da una sottile guaina protettiva (contenente liquido sinoviale) che riduce l'attrito durante lo scorrimento.

In corrispondenza delle zone in cui è presente una sporgenza ossea prominente, muscoli e tendini sono provvisti di formazioni (borse) che agiscono da cuscinetto, agevolando cosi il loro scorrimento.

Le borse sono strutture a parete molto sottile contenenti liquido sinoviale. I tendini, le loro guaine e le borse possono andare incontro a diversi disturbi di natura infiammatoria: quando sono coinvolti solo i tendini, si parla di tendiniti; quando lo sono anche le guaine si parla di tenosinoviti e di borsiti quando il processo infiammatorio riguarda le borse.

le cause

All'origine di tendiniti, tenosinoviti e borsiti il più delle volte si riconoscono compressioni, stress meccanici, piccoli traumi ripetuti, stiramenti. Spesso, possono insorgere nel corso di malattie reumatiche e di altre affezioni sistemiche. Condizioni favorenti possono essere particolari attività fisiche professionali o sportive in grado di sovraccaricare alcuni segmenti dell'apparato locomotore.

Le manifestazioni

  • Nelle forme più semplici, tendiniti, tenosinoviti e borsiti si caratterizzano a livello locale con dolori fastidiosi, spesso innescati da un'attività fisica, arrossamento, tumefazione e limitazione dei movimenti.
  • Nelle forme in cui il processo infiammatorio finisce per restringere (stenosare) la cavità delle guaine tendinee, si verifica un blocco nello scorrimento tendineo e dolore al tentativo di superare l'ostacolo al movimento.

La diagnosi di borsite può essere presa in considerazione quando si manifestano dolore, rigonfiamento e arrossamento in corrispondenza delle aree in cui le borse sono presenti senza che vi sia, almeno all'inizio, ostacolo al movimento.

forme cliniche

Una delle forme cliniche più frequente è la cosiddetta sindrome delle dita a scatto. Si tratta di una tenosinovite stenosante che tende a fissare in una posizione di flessione le falangi terminali delle dita (nei bambini, soprattutto il pollice; negli adulti, anche le altre dita della mano): i movimenti di flessione e di estensione non avvengono fluidamente, ma a scatto.

Un altro esempio di tenosinovite è quella che va sotto il nome del chirurgo svizzero che l'ha descritta per primo: la tenosinovite di De Quervain (Fritz De Quervain, 1868-1940). Si tratta di un'infiammazione delle guaine dei tendini di due muscoli del pollice (l'estensore breve e l'abduttore); successivamente il processo infiammatorio può interessare anche i relativi tendini. Per conseguenza dell'infiammazione le guaine si ispessiscono, impedendo così lo scorrimento dei tendini con conseguente limitazione dei movimenti del pollice. Può essere considerata una malattia professionale in quanto colpisce prevalentemente lavoratori e sportivi che sovraccaricano funzionalmente questi muscoli. Qualora le terapie farmacologiche e fisiche non risolvano il processo infiammatorio impedendo l'evoluzione verso la fibrosi e le aderenze, si ricorre all'intervento chirurgico per sbrigliare i tendini intrappolati nelle loro guaine. Il risultato dell'intervento è di solito buono.

Un'infiammazione tipica degli sportivi è quella che colpisce il tendine di Achille a livello della sua inserzione sulla superficie posteriore del calcagno. Si può anche ricordare che la causa più frequente d dolore all'articolazione della spalla è una infiammazione dei tendini e dei muscoli che ne consentono la rotazione.

Circa il 90% di tutte le situazioni dolorose e invalidanti della spalla, quando non siano imputabili a traumi, riconosce questa causa. Tale elevata frequenza dipende in gran parte dal rilevante impegno di questa complessa articolazione nello svolgimento delle attività quotidiane. Il trattamento di queste forme di tendiniti è basato sul riposo dell'articolazione della spalla e soprattutto dall'astensione da quei movimenti che esacerbano il dolore. Utile è la somministrazione di analgesici e/o antinfiammatori non steroidei: gli analgesici vanno assunti secondo uno schema preciso, evitando la somministrazione "al bisogno". Infatti, il paziente tende ad allungare quanto più possibile l'intervallo fra una somministrazione e l'altra, permettendo al dolore di raggiungere intensità tali da non poter essere più controllato ricorrendo alle dosi usuali di analgesici ed aumentare le dosi significa incorrere in un appesantimento degli effetti collaterali indesiderati dei farmaci usati.

Un'altra affezione abbastanza frequente, e che si può ricordare a titolo di esempio, è la cosiddetta sindrome del tunnel carpale che in alcuni casi può essere riconducibile ad una infiammazione dei tendini e delle relative guaine dei muscoli che flettono le dita della mano: a livello del polso questi tendini passano all'interno di un complesso di legamenti fibrosi che costituiscono un vero e proprio tunnel, attraverso il quale passa anche il nervo da cui dipende il controllo dei muscoli flessori delle dita. Un'infiammazione stenosante delle strutture del tunnel possono comportare una compressione di tale nervo, con crisi dolorose, disturbi della sensibilità irradiate dal polso alle dita e alla superficie dell'avambraccio e altre conseguenze. Questa sindrome può giovarsi delle terapie di cui diremo qui di seguito, potendosi ricorrere, in assenza di risultati, anche a quelle chirurgiche.

le cure

  • Le tendiniti e le tenosinoviti richiedono il riposo funzionale dei distretti anatomici coinvolti, obiettivo che può essere raggiunto mediante applicazione di particolari tutori dinamici.
  • Al fine di attenuare la sintomatologia dolorosa può essere utile l'applicazione di impacchi freddi a ghiaccio.
  • I farmaci antinfiammatori non steroidei risultano utili non solo perché agiscono contro i processi infiammatori, ma anche perché contribuiscono ad alleviare il dolore.

Nei casi in cui questi primi interventi terapeutici non sortiscano risultati soddisfacenti, il passo successivo potrebbe essere il ricorso a infiltrazioni perilesionali, infiltrando localmente un anestetico associato a un antinfiammatorio steroideo.

Non appena il dolore lo permetta, è buona norma iniziare una terapia fisica consistente nell'attuazione di movimenti idonei a mantenere il tono muscolare e l'irrorazione sanguigna delle strutture interessate, soprattutto al fine di prevenire contratture e rigidità.

La perseveranza nei trattamenti è importante perché queste forme infiammatorie tendono a ripetersi, soprattutto quando non sono facilmente evitabili le condizioni professionali e sportive (quando lo sport è professione) che ne favoriscono l'insorgere.

fonte: unifarm

 


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