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l'adolescenza

Pubblicato il 5 Gennaio 2019


problematiche dell'adolescenza

L'adolescenza corrisponde a quel periodo della vita durante il quale, per ogni essere umano, avviene il passaggio dall'infanzia all'età adulta. Questo passaggio si verifica nel secondo decennio, all'incirca fra gli 11 e i 18 anni. In realtà, come accade per tutti gli stadi in cui la vita viene più o meno artificiosamente delimitata (infanzia, maturità, vecchiaia), anche l'adolescenza è un'esperienza continua che rende difficile stabilire precise divisioni cronologiche.

L'adolescenza è caratterizzata da tre principali ordini di fenomeni:

  • lo sviluppo sessuale;
  • l'accrescimento corporeo;
  • la maturazione della personalità.

Sono fenomeni assai complessi sia da un punto di vista biologico sia da quello psicosociale e non può certo sorprendere che possano verificarsi con andamento nel tempo molto diverso da soggetto a soggetto. Infatti, vi sono persone che già a 16-17 anni hanno concluso il passaggio dall'infanzia all'età adulta, ve ne sono altre la cui adolescenza si protrae fino a 24-25 anni e oltre. Di fatto, nelle nuove generazioni si verifica, rispetto al passato, un rilevante prolungamento del periodo adolescenziale, non tanto da un punto di vista biologico, quanto da quello psicologico e sociale.

le cause del prolungamento dell'adolescenza

Le principali ragioni del prolungamento dell'adolescenza sono facilmente riconoscibili. I giovani, in maggior numero rispetto al passato, possono oggi accedere agli studi e proseguirli fino ai livelli più alti dell'istruzione. Questo significa un rilevante rinvio nell'assunzione di ruoli adulti della popolazione giovanile che studia.

Un'altra causa di prolungamento dell'adolescenza è rappresentata dalla disoccupazione giovanile o comunque da un'insufficiente autonomia economica.

Oltre a questi due ordini di cause, per così dire oggettive, il prolungamento dell'adolescenza è anche dovuto a una rilevante tendenza psicologica dei giovani d'oggi a rimanere nella casa dei genitori fino a trent'anni e anche più. La casa dei genitori costituisce una situazione protetta, ben lontana da quella che l'uscita dal nucleo familiare d'origine, ed eventualmente la formazione di una propria famiglia, comporterebbe in termini di assunzione di responsabilità, prima fra tutte l'automantenimento. Per queste e altre ragioni, si può ritenere oggi che la tradizionale delimitazione dell'adolescenza fra i 10 e i 18 anni per le ragazze e fra i 12 e i 20 anni per i ragazzi sia soltanto indicativa, potendo la condizione adolescenziale prolungarsi, come si è detto, anche oltre i 25 anni.

i difficili obiettivi dell'adolescenza

II percorso di vita degli adolescenti e dei giovani adulti, maschi e femmine, si presenta oggi confuso e disseminato di ostacoli alla manifestazione e alla realizzazione della propria personalità. Uno studioso americano, Robert J. Havighurst (1900-1991), ha elaborato 10 obiettivi tipici dell'adolescenza:

  1. accettare il proprio corpo;
  2. sviluppare il proprio ruolo, maschile o femminile;
  3. acquisire l'indipendenza emotiva dai genitori e da gli altri adulti;
  4. apprendere adeguate competenze intellettuali e sociali necessarie per entrare nella vita civile;
  5. instaurare rapporti più maturi con i coetanei;
  6. comportarsi in modo socialmente responsabile;
  7. scegliere e prepararsi a un'occupazione;
  8. conseguire un'autosufficienza economica;
  9. prepararsi al matrimonio o alla convivenza con un compagno e alla vita di famiglia;
  10. far proprio un sistema di valori come guida per il proprio comportamento.

Questo elenco, pur utile in quanto fissa quello che sarebbe opportuno sapere, saper fare e saper essere, è stato in gran parte travolto dai cambiamenti socioeconomici che si sono verificati in questi ultimi decenni in tutti i Paesi sviluppati.

I fondamenti economici e culturali di questi Paesi sono in continua trasformazione e ad alto livello di precarietà per cui i giovani d'oggi non possono contare su punti o situazioni di riferimento stabili; pertanto il futuro appare loro confuso e incerto e ciò li induce a rinunciare a prestabilire mete personali lontane nel tempo; ogni attenzione viene riservata a ciò che accade oggi, o che potrà accadere in un futuro assai prossimo.

Soltanto i giovani che ancora studiano hanno il privilegio di pensare al proprio futuro in termini di anni, pur non potendosi dare degli obiettivi professionali precisi per l'incertezza, presente anche per loro, del mercato del lavoro.

La storia degli ultimi anni ha fatto registrare la caduta delle grandi ideologie che sembravano poter risolvere i problemi cruciali dell'umanità e le stesse religioni hanno perduto gran parte della loro capacità di rappresentare punti di riferimento per la condotta individuale; i giovani, e non i giovani soltanto, non sentono più il vincolo di uniformare i propri comportamenti a criteri etici e politici largamente condivisi e quindi capaci di legittimarli. Oggi i giovani hanno comportamenti per così dire dissociati: in ambiti molto circoscritti (la famiglia, la scuola ecc.) e limitati nel tempo, possono presentare una bassa tendenza alla conflittualità ma avere comportamenti aggressivi o francamente asociali in altre situazioni, per esempio nelle tifoserie ultras o nei rapporti con le minoranze etniche. Anche l'aumento delle condotte a rischio può essere fatto rientrare nell'impossibilità di allineare i propri comportamenti a dei punti di riferimento e a delle regole sociali condivise e stabili.

Quando il domani lontano non è più ipotizzabile, quando tutte le preoccupazioni si restringono al presente, quando infine i principali valori morali appaiono relativi, intercambiabili e disattendibili, non può sorprendere che vi sia nei giovani una considerevole difficoltà ad assumere precise e concrete responsabilità e avviarsi così alla vita da adulti.

Essi preferiscono circoscrivere la propria esperienza di vita nell'ambito della protezione familiare e del gruppo di appartenenza, pagandone il prezzo in termini di incapacità di sviluppare, o di riuscirci con ritardo, quella autonomia senza la quale non si può entrare nel mondo dei grandi. L'elenco dei problemi di adattamento nell'adolescenza è lunghissimo: da quelli legati alle trasformazioni del corpo, a quelli connessi con la scelta e la pratica delle attività scolastiche, del lavoro, con la progettazione del futuro. Non è possibile considerarli tutti; ma due, oltre a quelli di carattere sociale, meritano un cenno particolare: l'adattamento alle trasformazioni del corpo e l'adattamento al cambiamento delle emozioni e degli affetti.

cambiamenti del corpo dei sentimenti e degli affetti

Nel corso dell'adolescenza il corpo va incontro a vistosi cambiamenti (peso, statura, distribuzione del tessuto adiposo, comparsa dei caratteri sessuali secondari ecc.), cambiamenti che non si verificano in modo uniforme ed equilibrato per tutte le parti del corpo, per cui si producono delle disarmonie talvolta rilevanti, anche in rapporto a quanto avviene nelle coetanee e nei coetanei. Differenze e disarmonie hanno sensibili effetti psicologici sull'adolescente che è costretto per così dire a "rincorrere" la propria immagine in continuo cambiamento.

Il problema consiste essenzialmente nel fatto che i cambiamenti mettono in discussione la stessa identità dell'adolescente, introducendo notevoli elementi di insicurezza e spesso di estraneità e di ostilità nei confronti del proprio corpo, soprattutto quando viene paragonato a modelli ideali o idealizzati (modelle, attrici, campioni sportivi ecc.).

La messa in discussione della propria immagine, tuttavia, accelera la presa di coscienza di sé e la possibilità di concreti confronti sociali, destinati alla fine ad approdare a un'equilibrata accettazione del proprio corpo e del suo aspetto, ma soprattutto a un'elaborazione di valori che si distaccano dalla semplice fisicità per acquistare quelli della personalità.

L'acquisizione di un'identità personale, elemento fondamentale dei processi di trasformazione adolescenziale, passa attraverso la separazione dai genitori, non necessariamente fisica, ma relazionale; l'adolescente "ha bisogno" di staccarsi dal padre e dalla madre, ma tale separazione è difficile da superare: non per caso viene paragonata al lutto.

La riluttanza o l'incapacità di operare il distacco può non essere esplicita, ma mascherarsi sotto comportamenti di ribellione e di ostilità messi in atto e sostenuti da sentimenti di colpa per conservare un legame, sia pure conflittuale, con i genitori. Questi atteggiamenti ambivalenti, nei quali si intreccia la necessità-desiderio del distacco con il timore e l'ansia di realizzarlo sul piano dei rapporti e degli affetti, sono abbastanza frequenti nella prima parte dell'adolescenza, mentre nella seconda parte l'adolescente ha maggiori capacità di concentrarsi su se stesso, mettendo in primo piano i propri sentimenti e i propri interessi.

Anche nelle manifestazioni apparentemente più altruistiche, il centro dell'interesse dell'adolescente è se stesso. L'amore, le convinzioni umanitarie, la solidarietà, in gran parte costituiscono mezzi per rapportarsi con il mondo esterno e così facendo costruire il proprio lo; l'amico del cuore, per esempio, costituisce un mezzo di rassicurazione rispetto ai dubbi e alle incertezze che l'abbandono del protettivo ambito genitoriale comporta.

Gli studiosi dell'adolescenza hanno descritto la ricerca dell'identità personale come una "fame di identificazione", da saziare in tutti i modi; dalla svalutazione dei genitori all'adesione al gruppo, spesso vera e propria banda, nella quale l'adolescente può esprimere la propria aggressività, difendere la propria identità ancora incerta, condividere i propri sensi di colpa.

Nei frequenti processi di identificazione, in cui ansia e incertezza tutto sembrano pervadere, si comprendono i comportamenti regressivi che appaiono così "senza ragione" agli occhi degli adulti, come l'idealizzazione sfrenata di personaggi dello spettacolo o dello sport, nei quali l'adolescente proietta i propri sentimenti e i propri ideali.

Così come il sentimento di perdita e di incertezza che ogni distacco comporta, e il senso di vuoto che lo accompagna, trovano conforto e riempimento nella ricerca di sensazioni forti che possono andare dalla frequentazione di assordanti discoteche, alle insensate corse in auto, all'assunzione di droghe ma anche all'appassionata adesione a gruppi politici, religiosi o filantropici.

Nella vita, quello dell'adolescenza è tuttavia considerato, e non potrebbe essere altrimenti, un periodo di grande fecondità e di grande impegno perché, attraverso la maturazione fisica, l'opposizione ai genitori, l'insorgere di nuovi interessi e l'emancipazione del pensiero, si gettano le fondamenta dell'individualità e della socialità dell'adulto.   

la prevenzione nell'adolescenza

Gli adolescenti in generale, tendono a gestire direttamente i problemi legati alla propria salute e al benessere. È invece opportuno che genitori, medici ed educatori si facciano carico dei bisogni di salute dei giovani in quanto essi non sono in grado di soddisfarli completamente per mancanza di esperienza e di cultura specifica. L'adolescente deve essere sottoposto a una visita di controllo almeno una volta all'anno non solo per verificare la normalità dei processi di crescita e di maturazione sessuale, ma anche per impartire le principali raccomandazioni per evitare alcune malattie prevenibili e frequenti in questo periodo della vita, in primo luogo le malattie a trasmissione sessuale.

Le malattie a trasmissione sessuale (gonorrea, sifilide, infezioni da HIV-AIDS, da Tricomonas vaginale ecc.) sono contratte per oltre il 50 per cento da adolescenti di età compresa fra i 15 e i 19 anni e questo è dovuto al fatto che in questa fascia di età i rapporti sessuali spesso non sono accompagnati dall'uso di profilattici.

Nell'adolescenza non si devono trascurare le vaccinazioni. Se l'adolescente è stato regolarmente vaccinato nell'infanzia, basterà ripetere fra i 14 e i 16 anni la vaccinazione contro il tetano e la difterite; inoltre è fortemente raccomandabile per le adolescenti la vaccinazione contro la rosolia, malattia che, se contratta nel primo trimestre di un'eventuale gravidanza, può provocare danni al feto.

Importante per le ragazze è la vaccinazione contro il Papilloma virus (HPV), l'agente virale che può essere causa di infezioni genitali femminili e, a lunga distanza, anche del tumore della cervice uterina, malattia che causa ogni anno circa mille morti di donne. Secondo le informazioni scientifiche oggi disponibili, la vaccinazione contro l'HPV è sicura, ben tollerata e in grado di prevenire nella quasi totalità dei casi l'insorgenza di un'infezione persistente dei due ceppi virali responsabili attualmente del 70 per cento dei casi di tumore alla cervice uterina. L'utilizzo del vaccino comunque affianca ma non sostituisce il controllo periodico attraverso il Pap test, attualmente raccomandato per le donne di età tra 25 e 64 anni, che ha già portato negli anni a una drastica riduzione delle morti, grazie alla diagnosi precoce delle lesioni precancerose e del tumore.

Nel marzo del 2008 è iniziata la campagna vaccinale pubblica gratuita rivolta alle bambine di 11/12 anni (a partire da quelle nate nel 1997) su tutto il territorio italiano che negli anni produrrà una progressiva immunizzazione della popolazione delle giovani adulte esposte al rischio di infezione. La somministrazione del vaccino prima dell'inizio dei rapporti sessuali è, infatti, particolarmente vantaggiosa perché induce un'efficace protezione prima di un eventuale contagio con il virus HPV, che si acquista di norma subito dopo l'inizio dell'attività sessuale, e perché la risposta immunitaria in questa fascia di età è maggiore di quella osservata nelle donne in altre fasce.

È allo studio, inoltre, un ulteriore sviluppo della strategia vaccinale per valutare l'allargamento, in futuro, dell'offerta attiva anche ad altri gruppi di donne (tra i 25 e i 26 anni, preferibilmente in concomitanza con il primo invito all'esecuzione del Pap test).

Nel corso dell'adolescenza è anche prudente controllare, con gli opportuni test, la possibilità di aver contratto la tubercolosi, malattia in aumento in tutto il mondo. Importante è anche il periodico controllo della vista, dell'udito e dei denti.

Negli adolescenti si riscontrano con relativa frequenza depressione, scarsa resa scolastica, comportamenti antisociali, ricorso a droghe e all'alcol, rapportabili molte volte a situazioni conflittuali nell'ambito della famiglia e/o del gruppo di appartenenza. Queste situazioni di disagio devono essere individuate con tempestività e affrontate in modo adeguato, estendendo, quando necessario, indagini e interventi ai nuclei familiari, che hanno un ruolo fondamentale non solo nello sviluppo della personalità dell'adolescente, ma spesso anche nel suo danneggiamento. 

Nell'ambito dei possibili disturbi emozionali, si deve tener conto che uno dei problemi centrali dell'adolescenza è rappresentato dall'accettazione delle trasformazioni corporee cui l'adolescente va incontro in questo periodo, per cui è indispensabile valutare come egli riesca a farvi fronte, sostenendolo nelle sue difficoltà di adattamento. La scuola ha un ruolo importante nei processi di adattamento dell'adolescente, molto spesso senza assolverlo adeguatamente. La sorveglianza sulla scuola deve essere rigorosa e costante: quando è inadeguata e non la si può cambiare occorre intervenire con misure sostitutive o integrative. Lo stesso si deve dire per il lavoro, nel quale l'adolescente non deve essere mai abbandonato a se stesso, specialmente quando è esposto a un'eccessiva anticipazione d'impiego.

Infine, la sicurezza. L'adolescente è particolarmente esposto agli incidenti, termine che comprende un'area vastissima di possibilità: da quelli automobilistici a quelli legati alle attività sportive. Senza limitare eccessivamente l'autonomia dell'adolescente, non vi è dubbio che, per le attività a maggior rischio, incombe sulla famiglia e le istituzioni l'obbligo di stabilire e sostenere adeguate misure di sicurezza, provvedendo al loro rispetto. Soprattutto famiglia, educatori e istituzioni devono impegnarsi nella prevenzione che, per gli incidenti, coincide in gran parte con l'educazione dei ragazzi, prevalentemente rivolta a sviluppare un'equilibrata percezione e valutazione del rischio.

fonte: unifarm