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post menopausa

Pubblicato il 16 Dicembre 2019


Il periodo della post-menopausa

In Italia agli inizi del secolo scorso, c'era un ultrasessantacinquenne ogni venticinque abitanti. Il basso indice di fertilità della donna e l'allungamento della durata della vita hanno fatto sì che oggi un italiano su cinque sia anziano. Nei prossimi decenni i baby-boomer degli anni sessanta andranno ad incrementare ulteriormente la quota degli anziani nella società. Si espanderà soprattutto il segmento degli ultraottantenni che oggi rappresentano il 26 per cento degli anziani.

La menopausa non è una malattia, ma una tappa fisiologica importante nella vita di ogni donna.

Invecchiamento e femminilizzazione

L'invecchiamento della popolazione è un fenomeno intenso e progressivo.

L'invecchiamento è un processo prevalentemente al femminile: le donne vivono più a lungo degli uomini e nel corso della loro vita devono affrontare patologie e problematiche che danneggiano la loro qualità di vita. Vivere più a lungo ha poco senso se in età avanzata la vita è gravata da limitazioni e disagi.

Le artropatie, le demenze, le malattie cardiovascolari, l'osteoporosi e i tumori rappresentano le patologie più frequenti della terza età. La malattia di Alzheimer, in particolare, è la malattia neurodegenerativa più comune associata all'invecchiamento. 

Queste malattie sono spesso causa di invalidità: con l'avanzare dell'età la donna si trova in difficoltà a svolgere le attività della vita quotidiana, finanche camminare, vedere, sentire o parlare.

Osteoporosi

Il tessuto osseo è estremamente sensibile al calo ormonale dopo la menopausa, con uno sbilancio dei meccanismi di riassorbimento osseo e apposizione di nuovo osso a favore di un aumentato riassorbimento. Tale modificazione conduce variabilmente, in alcuni anni, allo sviluppo dell'osteoporosi. Alcune donne in menopausa presentano specifiche condizioni, che possono aumentare il rischio di insorgenza di questa patologia, in particolare:

  • la sedentarietà;
  • il fumo di sigaretta;
  • l'utilizzo di cortisonici;
  • la familiarità per osteoporosi legata a fattori genetici;
  • il sottopeso (trascorsi di anoressia in età adolescenziale);
  • disordini alimentari (in particolare la celiachia);
  • patologie tiroidee concomitanti.

Il rischio cardiovascolare

Numerosi studi epidemiologici hanno messo in evidenza un importante incremento del rischio cardiovascolare nella donna dopo la menopausa, a causa del venir meno del ruolo protettivo degli estrogeni sul sistema cardiovascolare. Sono ormai ben noti gli effetti vasoprotettivi degli estrogeni legati a vari fattori. In particolare gli estrogeni:

  • riducono il valore del Colesterolo LDL e aumentano le HDL;
  • migliorano la sensibilità all'insulina, con conseguente miglior controllo delle glicemie;
  • hanno effetto vasodilatante e antiaggregante (che si traduce in una protezione all'infarto e ICTUS);
  • esplicano un'attività antiossidante verso i radicali liberi.

Ecco perché, da un'attenta riflessione su quanto spiegato fin qui, si evince che il primo e fondamentale passo per una vita sana nella postmenopausa è un corretto stile di vita, una sana alimentazione, una regolare attività fisica e un'appagante vita di relazione. Il coltivare interessi personali, passioni, rapporti di relazione soddisfacenti sono presidi spesso sufficienti al raggiungimento di una buona qualità di vita, sufficienti a con-trastare i disagi che derivano dal cambiamento ormonale.

Il tumore della mammella

Nei paesi industrializzati è il tumore più frequente nella popolazione femminile tra i 50 e i 60 anni. Poiché nel tessuto mammario i fenomeni di accrescimento e moltiplicazione cellulare sono stimolati dagli estrogeni, da sempre si attribuisce un ruolo importante a questo ormone nella crescita del tumore. Nelle donne utilizzatrici di terapia ormonale sostitutiva nella postmenopausa per almeno cinque anni si calcola un aumento di otto nuovi casi/anno di tumore mammario ogni 10.000 soggetti trattati. Da numerosi studi scientifici si evince che questo aumentato rischio non compare nei soggetti isterectomizzati che non necessitano di associare il progestinico alla terapia estrogenica.

Pur essendo questo aumento di otto nuovi casi ogni 10.000 donne un aumento modesto, non si può non considerarlo prescrivendo l'HRT a donne che non necessitano di una terapia sintomatica. Da qui ne deriva un'attenta personalizzazione e un'attenta valutazione del rapporto rischi-benefici. Il compito di un buon medico specialista dovrebbe essere quello di far riflettere le pazienti, esortandole a considerare attentamente tutti i benefici derivanti da un corretto stile di vita e incentivare all'uso di terapie farmacologiche specifiche solo qualora la menopausa si rivelasse complicata e non gestibile.

La demenza senile

Per demenza si intende un indebolimento delle facoltà cognitive causato dalla degenerazione e/o dalla morte delle cellule cerebrali. Oltre alla compromissione della memoria sono presenti altre importanti alterazioni quali:

  • la capacità di comprendere ed esprimere parole (afasia);
  • riconoscere oggetti (agnosia);
  • compiere attività complesse (aprassia).

Tuttavia per poter parlare di demenza i disturbi mentali devono essere di gravità tale da determinare una compromissione dell'adeguatezza sociale e dell'autonomia del soggetto. È possibile fare una distinzione tra due tipi principali di demenze:

  1. Demenze sottocorticali: sono caratterizzate principalmente da un deterioramento della personalità, della sfera emotiva e delle funzioni motorie (la malattia di Parkinson);
  2. Demenze corticali: colpiscono principalmente le funzioni cognitive superiori (memoria, linguaggio, critica, giudizio, ragionamento astratto).

La malattia di Alzheimer

Rappresenta la forma più frequente di demenza.

È presente in circa il 7% degli ultrasessantacinquenni e arriva ad interessare un anziano su tre dopo gli 85 anni. È una malattia degenerativa progressiva che si protrae per 5 -10 anni dal momento della diagnosi. La causa dell'Alzheimer non è nota.

Esiste una rara forma ereditaria della malattia che spiega solo il 5% dei casi. I primi sintomi della malattia sono subdoli (piccole dimenticanze, perdita d'interessi, modificazioni della personalità). Subentrano poi disturbi della memoria, del linguaggio, del riconoscimento e dell'orientamento, incapacità a compiere azioni finalizzate e disturbi comportamentali (irrequietezza, tendenza al vagabondaggio, aggressività, disturbi d'ansia, depressione). Poiché non se ne conosce la causa non esiste a tutt'oggi un'efficace terapia della malattia. I farmaci di cui disponiamo si limitano a ridurre nel cervello la degradazione dell'acetilcolina.

La durata e la qualità di vita sono per la maggior parte determinate dalle abitudini di vita: l'astensione dal fumo, la dieta, l'esercizio fisico e il continuo stimolo intellettivo sono i provvedimenti più raccomandati per prepararci ad una vecchiaia sana.

fonte: teva


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