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la visita oculistica

Pubblicato il 3 Gennaio 2020


La visita dell'occhio

Una visita oculistica è un momento con cui tutti prima o poi nella vita ci confrontiamo. Spesso frettolosamente (la necessità, quasi dimenticata, di rinnovare la patente, la visita aziendale per l'uso del videoterminale), come un ulteriore impegno da espletare rapidamente. Talora non la riconosciamo neppure correttamente, identificandola in una semplice prescrizione di lenti, ad esempio per lettura, correttamente eseguita da un capace tecnico nel suo negozio. L'occhio e ciò che lo circonda sono, in realtà, una importante finestra sulla globalità del nostro organismo e sul suo stato di benessere o malattia.

I nostri maestri, cresciuti in tempi il cui il supporto tecnologico alla diagnosi era ancora limitato, raccomandavano di iniziare a visitare il paziente letteralmente nel momento in cui entrava nello studio. La sicurezza o meno del suo incedere ed orientarsi nella stanza, il riscontro di ripetuti movimenti esplorativi dello sguardo, l'eventuale urtare la sedia o la scrivania, costituiscono significative spie di alterazioni del campo visivo.

Il colloquio introduttivo non deve, per celerità o per un malinteso senso di riservatezza, limitarsi ad una semplice anamnesi oculare, ma partire da una valutazione del quadro globale del paziente, delle malattie od interventi che ha subito, di tutti i farmaci che assume, delle abitudini alimentari e vizi (fumo, altro), della professione che svolge o ha svolto in precedenza.

La valutazione fisica globale (obesità, magrezza, colorito, tremori) permette di avvicinarsi all'area perioculare viso in generale, sopracciglia, naso e determinare le condizioni della pelle (secchezza, arrossamenti, desquamazioni, piccole escrescenze), che si continuano nella regione palpebrale.

Le palpebre vanno attentamente studiate nella loro posizione e motilità, valutandone anche la simmetria, e l'esame prosegue, dopo essersi accertati di una corretta motilità dei bulbi oculari nelle varie direzioni di sguardo, del loro parallelismo e della simmetria del loro aspetto, per naturale transizione verso la regione del bordo palpebrale e della superficie oculare (congiuntiva e cornea).

E' in questi momenti che l'attenta osservazione ad occhio nudo diviene esame con la cosiddetta "lampada a fessura", un microscopio binoculare dotato di un sistema di illuminazione variabile per ampiezza ed angolazione.

In questi ultimi anni le condizioni della superficie oculare nel suo complesso, ivi compreso lo strato (film) delle lacrime (ormai considerato la prima lente del sistema visivo) ha assunto un'importanza sempre più crescente, soprattutto ai fini del comfort (gli ambienti in cui viviamo e lavoriamo sono, purtroppo, sempre più secchi), dell'uso delle lenti a contatto e della possibilità di ipotizzare interventi laser: l'esame potrà essere integrato, se necessario da piccole manovre e test, utili a valutarne la funzione (cartine assorbenti per la quantità delle lacrime, loro colorazione per studiarne la viscosità, toccature corneali con fili per saggiarne la sensibilità).

Un esame accurato di come le pupille rispondono ad uno stimolo luminoso e, dopo valutazione preliminare con i vari strumenti a disposizione (automatici o manuali) si passerà alla classica misurazione del visus: i tradizionali tabelloni sono ormai stati quasi dappertutto sostituiti dagli odierni proiettori (più luminosi e contrastati, indipendenti dalla distanza di lettura) o da autentici piccoli computers a muro.

Ricordiamo che non tutte le lettere od i numeri sono ugualmente facili da leggere (è certo più semplice distinguere una T da una V o da una O, piuttosto che tra N, M, H) e, quindi, prima di poter concludere per una determinata quantità di decimi ("righe" lette) sarà necessario valutare la capacità di identificare la totalità dei componenti della riga stessa. Il paziente verrà, ovviamente, aiutato con l'uso delle eventuali lenti correttive necessarie, la cui potenza viene indicata con il termine di "diottrie".

E' necessario, soprattutto dopo i 40 anni, valutare anche la necessità di lenti per lettura, per lavoro da vicino, a causa delle progressiva e inevitabile, perdita di elasticità nella messa a fuoco.

Il riscontro di una capacità visiva bassa e non adeguatamente correggibile può portare a dover far alzare il paziente per avvicinarlo al test di lettura fino a quando non lo riconosca (importantissimo ai fini medico legali) ed a sottoporlo alla lettura di particolari test quadrettati, per ricercare la presenza di eventuali distorsioni delle linee o zone di assoluta non visione (come tipicamente avviene nelle maculopatie).

Due gocce di anestetico e si va a misurare, generalmente aiutandosi con la lampada a fessura ed altri accessori, la pressione interna dell'occhio (ricordiamo che la malattia potenzialmente correlata al suo aumento, il glaucoma, è generalmente silente, asintomatica) per poi procedere, eventualmente usando altri colliri per dilatare la pupilla e ricorrendo ad appositi strumenti ottici, ad esplorare il resto dell'occhio.

Si eseguono: l'esame completo del cristallino (iniziali opacità, cataratta), del gel vitreale (quanti di noi vedono le "mosche volanti"?), del nervo ottico (importantissimo anche ai fini neurologici) e della retina (fondamentale nel casi di malattia diabetica, di ipertensione arteriosa e di altre patologie sistemiche). E' evidente come ognuno di questi passi, per necessità rapidamente solo accennato, può, in presenza del riscontro di situazioni dubbiose o francamente anomale, richiedere il ricorso ad ulteriori manovre ed esami, taluni dei quali non di routine e, pertanto, spesso da rinviare per la loro esecuzione ad un ambiente di secondo livello, quale può essere una struttura ospedaliera.

La nostra visita si concluderà con una breve conversazione, in cui, auspicando che non sia emerso nulla di realmente patologico, si darà qualche spiegazione e consiglio sul tipo di lenti prescritte (il cui successo, soprattutto in caso di modelli progressivi, è fondamentalmente legato ad una adeguata collaborazione con il tecnico ottico) e sulle loro modalità di utilizzo (particolarmente per quanto concerne le lenti a contatto: siamo di nuovo in presenza di microepidemie infettive da inadeguato utilizzo).

Qualora sia necessaria una prescrizione farmacologica, deve essere chiarita nelle sue modalità e durata, mentre si tenderà ad abbondare, per le considerazioni sopra esposte, nel consigliare prodotti lubrificanti (lacrime artificiali), utilissimi per migliorare il comfort del paziente evitando spesso il ricorso a veri e propri farmaci. Un commiato e la formulazione del programma di visite successive: non esistono regole auree ma, in assenza di malattie, si può proporre (traendo spunto dalle linee guida dell'American Academy of Ophthalmology) che un adulto sano e non portatore di occhiali si faccia visitare ogni 5 anni fino ai 45 anni, poi ogni 3 fino ai 60 anni, ogni 2 fino ai 70 ed annualmente in seguito.

Questo tiene ovviamente conto di una auto-valutazione consapevole ed informata e della necessità ed opportunità di evitare di intasare le liste di prenotazione. Nel caso di un paziente cui venga, a titolo di esempio, diagnosticata una cataratta è abbastanza prevedibile che si debba iniziare a programmare un intervento nell'ambito dei successivi 6-12 mesi o se ci si possa limitare a rivederlo dopo un anno: è molto difficile che ci possano essere cambiamenti significativi e, soprattutto, imprevedibili, a distanza di tre o sei mesi.

fonte : Farmarca


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