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la sedentarietà

Pubblicato il 8 Gennaio 2020


Attività fisica contro la sedentarietà

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), l’inattività fisica rappresenta una delle 10 più importanti cause di morte nei paesi sviluppati. Nell’ambito delle malattie cardiovascolari, per esempio, è stato dimostrato che il tasso di malattie coronariche negli uomini con uno stile di vita sedentario è circa tre volte più alto rispetto al soggetti attivi. Per i disturbi muscoloscheletrici, poi, è stato dimostrato che nel 70 per cento dei casi le lombalgie, comuni nelle persone anziane, sono dovute il più delle volte a uno scarso tono muscolare e a una diminuita flessibilità dei muscoli dorsali e addominali, fenomeno fortemente correlato all’inattività fisica. Una relazione esiste anche fra inattività fisica e le patologie osteoarticolari che più frequentemente esordiscono in età avanzata come:

  • l’artrite reumatoide;
  • l’osteoartrite;
  • l’artrosi;
  • l’osteoporosi.

Un’importante conseguenza negativa di uno stile di vita sedentario è rappresentata dalle cadute, frequenti soprattutto nelle persone anziane e in queste particolarmente temibili per i problemi che ne possono derivare, come per esempio la frattura dell’anca.

Sul fronte della prevenzione delle malattie respiratorie croniche, come la broncopneumopatia cronica ostruttiva e l’asma, assai importanti sono gli interventi ambientali rivolti a ridurre l’inquinamento atmosferico e a facilitare le attività all’aria aperta, contribuendo a migliorare stili di vita lontani dalla sedentarietà, elemento assai importante nel preservare le funzioni respiratorie.

La letteratura scientifica conta un consistente numero di ricerche, in base alle quali è possibile affermare che all’inattività fisica è anche associato un aumento del rischio complessivo di cancro, in particolare del cancro del colon e della mammella, mentre per l’associazione con neoplasie in altre sedi (polmoni, prostata e testicoli, endometrio e ovaie) sono necessarie ulteriori conferme (o smentite).

Da ultima, e non certamente per minore importanza, è da considerare l’inattività fisica rispetto alla salute e al benessere mentale, soprattutto nella popolazione degli ultrasessantacinquenni. L’inattività accelera i processi di invecchiamento psicologico. L’anziano sedentario è indotto a pensieri rivolti al passato, rivissuto con crescente nostalgia, mentre il futuro viene considerato con apprensione e con sentimenti di timore e di insicurezza. Questo atteggiamento psicologico, favorito dall’inattività, è accompagnato da un distacco sempre più accentuato dalla realtà quotidiana, con un progressivo disconoscimento dei valori della vita e uno sganciamento dagli attivi ruoli sociali di un tempo e la riluttanza o il rifiuto di ricercarne di nuovi.

Se questo processo non viene contrastato, il confronto con la realtà spinge l’anziano verso un isolamento inattivo e una solitudine crescenti che finiranno per pervadere tutta la sua personalità e la sua esistenza. Infatti, la rigidità che si riscontra nei movimenti per effetto della sedentarietà si verifica spesso anche a livello psicoaffettivo: l’anziano inattivo perde spesso la capacità di “muovere” anche il proprio stato d’animo, di alternare gli inevitabili momenti di malinconia con momenti di allegria, mancando le opportunità di una vita socialmente attiva.

Con il passare degli anni le strutture anatomiche e le funzioni dei vari organi e apparati diventano sempre meno efficienti e tanto più quanto più lo stile di vita è di tipo sedentario. Nei processi di invecchiamento (che cominciano ben prima di entrare nella terza età), infatti, un ruolo fondamentale è giocato dai fattori sociali fortemente dipendenti dalla mobilità: la sedentarietà favorisce vistosi cambiamenti in senso restrittivo nelle persone che invecchiano, e queste trasformazioni influiscono in modo determinante non solo sul comportato ma anche sulla percezione di sé e sull’autostima.

Sebbene ogni tipo di attività fisica sia in grado di arrecare benefici alla salute, quelli più consigliabili, in particolare per gli individui di mezza età o anziani che conducono una vita sedentaria possono essere molto semplici. Soltanto camminare a passo spedito per mezz’ora tre volte alla settimana costituisce di per sé un esercizio in grado di produrre effetti benefici sulla salute. Il tipo di attività fisica da intraprendere e lo sforzo da compiere devono naturalmente adattarsi al singolo individuo in base all’età, allo stato di salute, alle capacità fisiche e agli obiettivi da raggiungere.

Ai soggetti più giovani, tra i 20 e i 40 anni, si possono suggerire attività come il nuoto, la corsa o il ciclismo da effettuarsi almeno tre o quattro volte alla settimana e protratte per almeno mezz’ora; possono essere utilizzate anche attrezzature specifiche o pesi per esercitare le singole masse muscolari. Per i soggetti di età media (40-50 anni) il nuoto, il ciclismo e la camminata a passo spedito sono gli esercizi più indicati in quanto non sollecitano eccessivamente le grandi articolazioni degli arti inferiori.

Per i più anziani, che soffrono spesso di problemi cardiovascolari o osteoarticolari, camminare e nuotare costituiscono ottime opportunità per esercitare il fisico; il nuoto non è l’attività più indicata per coloro che soffrono di osteoporosi, mentre è l’ideale per chi ha difficoltà nel camminare a lungo per la presenza di malattie agli arti inferiori.

Anche in età più avanzata è utile eseguire esercizi con attrezzi specifici o con pesi, proporzionati naturalmente alle capacità del soggetto, per mantenere in attività ossa e muscoli e conservare la mobilità delle articolazioni.

Al di là di queste e altre possibilità, vale la pena di ricordare che benefici effetti possono derivare anche introducendo spunti di “vivacità fisica” distribuiti nelle semplici attività quotidiane.